LA STORIA

 

Pax Christi è un movimento internazionale per la pace, fondato nel 1945 per iniziativa di Marthe Dortel-Claudot (francese, proveniente da una famiglia di alti ufficiali) cui subito assentì Mons. Thèas (vescovo di Montauban, oppositore del nazismo, rinchiuso nel campo di concentramento di Compiègne durante l'occupazione tedesca della Francia). Nasce come movimento di preghiera, riconciliazione e coscientizzazione; Marthe, in un momento in cui in Francia non si pensava certo ad una riconciliazione con la Germania, con la guerra ancora in corso, scrive nel suo quaderno spirituale il 23/12/44: "All'improvviso sono stata assalita dall'angoscia, pensando a come dovevano sentirsi i cattolici tedeschi preparandosi alle feste di Natale. Ho sentito il bisogno di offrire la mia comunione per la Germania e ho capito che dobbiamo pregare per il rinnovamento morale e spirituale di questo Paese che ha patito 12 anni di dominazione nazista"."Pax Christi, Crociata di preghiera per la Germania" è il primo nome del movimento, orientato dunque a favorire la riconciliazione delle popolazioni francesi e tedesche. Nel corso degli anni '40 e '50 (dopo aver cambiato nome nel '47 "Crociata di preghiera per le nazioni" e nel 50 "Pax Christi") alcuni centri del movimento furono fondati in Inghilterra, nel Belgio, nei Paesi Bassi, in Austria, in Svizzera. Il Cardinale Feltin (arcivescovo di Bordeaux e poi cardinale arcivescovo di Parigi) fu il primo presidente internazionale di Pax Christi e lasciò un programma-base composto da tre linee maestre: preghiera, studio, azione, che tuttora costituisce l'ossatura dell'attività del movimento. Verso la fine degli anni '50 e nel corso degli anni '60 il movimento si estese soprattutto nell'Europa dell'Ovest, tra cui l'Italia. L'Enciclica "Pacem in Terris" di Giovanni XXIII (1963) segnò una svolta nell'insegnamento della Chiesa e divenne punto di riferimento irrinunciabile di Pax Christi. Il papa sviluppò in essa il tema della pace legandolo inscindibilmente a quello della giustizia e al rispetto dei diritti dell'uomo; così lo riprese anche papa Paolo VI nella "Populorum Progressio" (1967) che lo lesse nel contesto dello sviluppo dei popoli e della solidarietà mondiale. Questi documenti, come anche la Costituzione conciliare "Gaudium et Spes" (1965), permisero una comprensione più approfondita del tema della pace e della sua stretta relazione con le diverse urgenze sociali. Pax Christi attraversò poi l'Atlantico e si diffuse negli Stati Uniti, giungendo infine in Australia. Attualmente il movimento ha sezioni in 19 Paesi, gruppi associati in altri 7 e 10 organismi affiliati in tutto il mondo compresi l'Europa Orientale e il Sud del Mondo. Pax Christi Internazionale ha per statuto la possibilità di essere membri corrispondenti là dove le dittature impediscono di lavorare, così poterono diventare membri corrispondenti le madri di Plaza de Mayo (Argentina) e in seguito Marianela Garcia Vilas (Salvador). In Italia Pax Christi è una realtà lillipuziana sia perché fa parte della Rete Lilliput e della Tavola della pace, sia perché è un movimento leggero dal punto di vista organizzativo, anche se diffuso e reticolare, affidato a scelte personali e all'impegno dei "Punti Pace" (i gruppi); esso è sempre stato povero di mezzi e, anzi, la ricerca di fondi che non ne frenino la libertà e la possibilità di farsi conoscere è sempre stata tra i principali problemi del movimento. Pax Christi Italia nacque nel 1954, per desiderio di Mons. Montini della Segreteria di Stato Vaticana; il primo presidente fu Mons. Carlo Rossi, vescovo di Biella, che rimase in carica fino al 1959. Dal 1959 al 1968 presidente nazionale fu Mons. Mario Ismaele Castellano, arcivescovo di Siena a cui successe Mons. Bettazzi. Nei primi anni l'impegno del movimento fu quello di "responsabilizzare i cattolici italiani in crociate di preghiera per la pace nel mondo" e "...divulgare l'insegnamento della Chiesa sulla Pace". L'impostazione iniziale fu dunque prevalentemente spirituale, rispecchiando quella del Movimento internazionale; ma dopo la promulgazione della "Pacem in Terris" e l'avvento del Concilio Vaticano Il, anche in Italia Pax Christi allargò il proprio campo di azione. Nel 1968, quando Mons. Luigi Bettazzi (Vescovo di Ivrea) successe nella presidenza a Mons. Castellano, anche Pax Christi era attraversata dal problema della contestazione. I giovani chiedevano un impegno più concreto e profetico sui temi della pace. Fu del 31 dicembre 1968 la prima Marcia di Capodanno Sotto il Monte-Bergamo (23 Km) dal titolo "La pace non è americana, come non è russa, romana o cinese; la pace vera è Cristo" (padre Davide Turoldo), voluta per contestare il modo consumistico di iniziare l'anno e per appoggiare l'impegno per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza. Da allora le Marce della Pace diventeranno momenti di sensibilizzazione sui problemi urgenti della società civile ed ecclesiale. Le marce vennero dedicate al tema della "Giornata Mondiale della Pace" istituita da papa Paolo VI, per il primo giorno dell'anno, fin dal 1968. Così i temi scelti ogni anno dal Papa possono considerarsi altrettanti capitoli di un trattato sistematico sulla pace, e le riflessioni di Pax Christi, proposte durante la marcia di capodanno - sempre affollatissima, soprattutto di giovani - altrettante applicazioni alle situazioni concrete emergenti nel contesto italiano e internazionale. Negli anni 70 si iniziò uno studio più approfondito e una azione più decisa in favore dell'obiezione di coscienza al servizio militare che, ricordiamolo, sino al 1972 era considerata un reato. Nel 1974 si inizia a discutere sul ruolo dei cappellani militari. Il problema è tuttora aperto. La sezione italiana si impegna per il rispetto dei diritti umani in varie aree geografiche del mondo, come l'America Latina e il Vietnam. Dopo l'assassinio di mons. Romero, il 24 marzo 1980, si realizzò una missione in Centro America, alla quale per l'Italia partecipano mons. Bettazzi e Gianni Novello. Alla pubblicazione del rapporto scoppiò una grande polemica; in seguto fu pubblicato anche il rapporto sulla successiva missione ad Haiti. Agli inizi degli anni '80 si prepara il manifesto sul disarmo che verrà presentato nel 1982 all'ONU da mons. Helder Camara. Il movimento proseguì poi il suo cammino sulle "obiezioni" e a quelle già esistenti si aggiunse l'obiezione alle spese militari. Dal 1985, don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, fu presidente nazionale e leader carismatico non solo di Pax Christi ma di tutto il movimento pacifista in Italia, fino al 1993, anno della sua morte. E' del 1987 l'impegno contro l'installazione dei poligoni di tiro nelle Murge. Don Tonino invita i vescovi della provincia di Bari a scrivere un documento su "Puglia arca di pace e non di guerra". Subito dopo contro gli F16 di Gioia del Colle coinvolge tutta la Conferenza Episcopale Pugliese. Per l'impegno di Pax Christi, che lo porta a toccare temi scottanti, don Tonino non sempre è capito dalla Chiesa che anzi gli crea qualche problema. Un momento di grande solitudine per mons. Bello e mons. Bettazzi fu la Guerra del Golfo del 1991, ma fu pure un momento di gratificazione per il coinvolgimento di tanti gruppi e di tanta gente contro la guerra. Nel 1992 don Tonino Bello propose di andare come nonviolenti a Sarajevo; e nonostante la ripresa della grave malattia che lo aveva colpito volle essere presente. Nel 1990-91 fu iniziata la sistemazione (con inaugurazione) della "Casa per la Pace" di Impruneta (FI) dove nacque anche il "Centro Studi Economico e Sociale per la Pace". Mons. Diego Bona, vescovo di Saluzzo, ne raccolse la ricca e pesante eredità nel 1994 e, coadiuvato da don Antonio Dell'Olio, quale Coordinatore nazionale, ha guidato il movimento alle soglie del terzo millennio in un momento particolarmente difficile della storia dei movimenti pacifisti e di solidarietà per la cosiddetta "caduta degli ideali", l'epoca cioè di sfiducia generalizzata verso i grandi temi, che sta attraversando la nostra epoca. Tuttavia, non dimentichiamolo, "sebbene sia di notte" lo Spirito non cessa di agire nella storia.

Pax Christi Internazionale ha due co-Presidenti: la statunitense Marie Dennis ed il vescovo sudafricano Kevin Dowling, mentre Segretaria generale è l'haitiana Claudette Antoine Werleigh

Il Presidente della sezione italiana è Mons. Giovanni Giudici, Vescovo di Pavia; il Coordinatore nazionale è don Nandino Capovilla di Venezia.

 

SETTORI DI LAVORO

 

Educazione alla pace

L'educazione alla pace è sempre stata un aspetto fondamentale del lavoro di Pax Christi. Oggi l'educatore alla pace, ricorrendo ad un ampio ventaglio di modelli teorici e metodi pedagogici (pensiamo al training nonviolento, al teatro dell'oppresso di Augusto Boal, alla pedagogia degli oppressi di Paulo Freire, quella gandhiana, ecc.), si propone di trasmettere e stimolare comportamenti e conoscenze che realizzino un'interazione nonviolenta ed assertiva con gli altri e l'ambiente. L'educazione alla pace, con la diffusione di una cultura ed una prassi di pace, è oggi l'unica strada percorribile per la crescita della persona e di una società solidale. Per quanto riguarda la sezione italiana possiamo ricordare in questo ambito le numerose iniziative di educazione alla nonviolenza organizzate dai Punti Pace (i gruppi di Pax Christi) nelle scuole, nelle parrocchie con altre associazioni, ecc., le attività alla Casa per la Pace di Pax Christi che accoglie gruppi ed offre, soprattutto nei mesi estivi, percorsi formativi; l'attività del Centro Studi Economico-Sociali di Pax Christi, la rivista Mosaico di Pace, il sito internet e la mailing list, ecc.
Nel 1983 Pax Christi Internazionale ha ricevuto il Premio Unesco per l'educazione alla pace.

 

Spiritualità della pace

 

Nel 1967 papa Paolo VI lanciò un appello per la prima Giornata Mondiale per la Pace, da organizzarsi ogni anno il 1° gennaio. Da allora le Sezioni nazionali organizzano delle attività speciali per fare della Giornata Mondiale della Pace una giornata di preghiera e di studio; alcune danno vita ad una settimana per la pace, altre diffondono il messaggio del Papa attraverso loro pubblicazioni o con documenti. Accanto a ciò le Sezioni gurdano con particolare attenzione al tema: "Chiesa e pace", essendo la crescita della sensibilità ed impegno per la pace della Chiesa, uno degli obiettivi principali del Movimento nel suo complesso. Anche in Italia c'è sempre stata una gran disponibilità su questo tema. Coordinamenti interregionali e Punti Pace hanno inviato lettere ed appelli ai Vescovi per sollecitare una pastorale per la pace. Appare infelicemente significativo che proprio la Commissione "Giustizia e Pace" della C.E.I. sia stata soppressa ed assorbita da quella sulla pastorale del lavoro. Una menzione particolare va riservata all'impegno per la elaborazione di una teologia della pace, che vede impegnati anche teologi italiani come Valentino Salvoldi, Gianni Mazzillo, Enrico Chiavacci, ecc. Una riflessione che può forse essere riassunta con l'intento di mettere la pace al centro della vocazione cristiana: il discepolo di Cristo è chiamato alla pace in forza del Battesimo, nell'esercizio della profezia, sacerdozio e regalità che da questo sacramento discendono. Parimenti la Parola di Dio, Parola liberatrice e pacificatrice, occupa uno spazio costante e crescente nella vita del Movimento: è proprio il caso di dire che è urgente restituire la Parola alla pace, alla quale forse è stata sottratta! Per troppo tempo, infatti, la lettura della Bibbia, in occidente, è stata eccessivamente attenta all'individuo, "chiedendosi come pensare la fede ponendo al centro la persona con le sue esigenze individuali, i suoi dubbi, i suoi problemi psicologici e i suoi cammini spirituali" (F. Tenero). In Pax Christi si fa strada la volontà di farsi cassa di risonanza di una lettura, dono delle chiese dei Paesi impoveriti, in particolare dell'America Latina, "vicina al mondo degli oppressi, degli esclusi, e di coloro che non contano. Essa affronta il testo sacro interrogandosi sul come pensare Dio e la sua presenza a partire dalle situazioni di ingiustizia e oppressione, come liberare la persona partecipando al cambiamento delle strutture di peccato. Se la prima è più un ripensare la vita, la seconda è più attenta a come ricostruire la vita" (F. Tenero): è la lettura popolare della Bibbia, fatta a partire dalla storia di emarginazione e sofferenza del popolo per scoprire dapprima che Dio è l'ispiratore e l'anima dei processi di liberazione che si stanno sviluppando nella storia, per poi accogliere e fare strada a questa azione liberatrice.
 

 

Nonviolenza


Pax Christi sin dalle origini si interessò all'azione e alla ricerca sulle alternative nonviolente, essendo la creazione di un'alternativa nonviolenta vitale per uscire dal vicolo cieco della difesa militare e per la diffusione di una prassi di cambiamento sociale. Oggi quasi tutte le Sezioni lavorano sulla nonviolenza, organizzando o partecipando alle azioni nonviolente popolari, o incoraggiando le ricerche e le pubblicazioni in merito. Alcune Sezioni si interessano della teoria ed esaminano come la resistenza civile e la rivoluzione nonviolenta possano essere sviluppate come alternative alla violenza e alla repressione. Altre approfondiscono la difesa civile, un tema più specializzato e più scientifico. Ma non bisogna dimenticare l'interesse suscitato da digiuni, ore di silenzio, azioni dirette nonviolente (nostre presenze ci sono state contro la Mostra Navale Bellica a Genova, contro l'Esposizione Armiera EXA di Brescia in tutte le sue edizioni fino all'ultima del 2000, contro i Tornado a Piacenza).
Evidentemente, un movimento cattolico la cui spiritualità si fonda nella Bibbia e nella tradizione cristiana, deve interessarsi continuamente all'obiezione di coscienza. È quanto attualmente si fa specialmente sotto l'aspetto etico e religioso. Il Congresso di Napoli del 1982 aveva deciso di "aderire" alla Campagna per l'Obiezione alle spese militari; nel 1986, con il Congresso di Rocca di Papa, il movimento ne diventa ente "promotore".
Negli anni '90 a partire dalla lotta contro l'apartheid in Sud Africa si è sviluppata anche l'obiezione bancaria, che invita i risparmiatori a non depositare i risparmi presso gli istituti di credito con notevoli capitali investiti in paesi dove vengono lesi i diritti umani. Recentemente, con altre organizzazioni che operano per la Pace e la Giustizia, Pax Christi Italia ha promosso la campagna "Scrivi alle Banche Armate" per chiedere alle banche di non finanziare la compravendita delle armi, pena la chiusura del conto. Ha inoltre partecipato molto attivamente alla "Campagna contro le mine antiuomo", insignita del premio Nobel per la Pace.
Va menzionato anche il cosiddetto "controllo del mandato parlamentare", in Italia attuato in occasione delle elezioni politiche del 1987, con "Democrazia è partecipazione", ed europee del 1989 con "Per un'Europa solidale e nonviolenta"; esso mira a far sottoscrivere pubblicamente ai candidati impegni precisi sulla pace, la giustizia e la nonviolenza, verificandone poi la coerenza nelle aule parlamentari.

 

Disarmo e sicurezza

L'impegno delle Sezioni in tema di disarmo portò alla stesura del "Manifesto sul Disarmo", approvato durante il Consiglio Internazionale di Stoccarda nel maggio 1982. Il Manifesto venne presentato e distribuito alle Nazioni Unite per la II sessione dell'Assemblea sul Disarmo (giugno 1982), durante la quale Mons. Helder Camara, in rappresentanza del Sud del Mondo e a nome di Pax Christi, fece un importante intervento in cui, tra l'altro, si chiedeva l'abolizione del diritto di veto. Su questi temi Pax Christi ha organizzato importanti seminari sulla pace e sugli armamenti -nel 1980, nel 1981, nel 1982, e nel 1985- in accordo con l'Istituto di Scienze Economiche dell'Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Il movimento ha sempre sviluppato un impegno prioritario contro la produzione ed il commercio delle armi, anche in collaborazione con altri movimenti raccolti negli anni '80 nel cartello "Contro i mercanti di morte", che contribuì ad ottenere la legge 185/90 "Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento". L'attualità di tale problematica è chiaramente indicata dal fatto che è al presente in discussione in Parlamento un disegno di legge che comporta pericolosi e preoccupanti emendamenti alla legge n. 185/90. Per quanto si inserisca nell'ottica dell'integrazione dell'industria europea degli armamenti, le modifiche introdotte possono infatti avere conseguenze sulla trasparenza e il controllo del commercio delle armi. Il risultato è che una parte significativa delle esportazioni di materiale di armamento semplicemente scomparirà dalle possibilità di controllo degli organi parlamentari, della stampa e dell'opinione pubblica.

 

Est europeo

Pax Christi negli anni della "guerra fredda" ha sentito la preoccupazione di impegnarsi per un lavoro di riconciliazione fra i due blocchi dell'Est e dell'Ovest, cercando di stabilire dei contatti particolarmente con i cristiani dell'Europa dell'Est. In questo spirito stabilì relazioni con la Chiesa Russa con la quale affrontò problemi molto importanti come: la condanna della corsa agli armamenti, l'invasione dell'Afganistan da parte dell'U.R.S.S. e una profonda riflessione sulle violazioni dei diritti dell'uomo. Vari contatti si attuarono con dissidenti e gruppi di contestazione; Pax Christi non esitò mai a protestare vivamente e pubblicamente per la violazione dei diritti fondamentali dell'uomo, nei Paesi dell'Est europeo. Il lavoro fatto dalla Commissione di Pax Christi per molti anni, ha portato, dopo la caduta dei regimi dell'Est, ad attivare delle sezioni nazionali del Movimento in quelle che erano la Cecoslovacchia e la Polonia. Più recentemente Pax Christi ha unito la sua voce a quella di molte altre associazioni e organismi contro il conflitto in Kossovo, regione già da anni seguita dal movimento per le sue scelte profetiche di resistenza non violenta. Per la guerra in Cecenia, Pax Christi si e' schierata tra i pochissimi che hanno assunto una posizione critica, ignorati dai media internazionali.

 

Nord-Sud e diritti umani

Il rapporto Nord-Sud del mondo può essere affrontato sotto angolature diverse: immigrazione-razzismo; relazioni culturali Nord-Sud; situazione geopolitica; aspetti economici Nord-Sud; il commercio delle armi; la Chiesa. Già solo dall'elenco degli argomenti balza evidente come il rapporto con il cosiddetto "Terzo Mondo" sia complesso e come sia assurdo parlare di pace e di disarmo senza porre una viva attenzione ai diritti umani dei Paesi del Terzo Mondo, al diritto alla loro sopravvivenza e al loro sviluppo. Esiste infatti uno stretto legame fra la pace, la giustizia ed il rispetto per i diritti umani; senza giustizia e rispetto per l'umanità non può esserci pace, come tanto spesso ricorda lo stesso Papa, facendo eco alla Parola di Dio: "Effetto della giustizia sarà la pace e il frutto del diritto sarà sicurezza e tranquillità perpetua" (Is 32,17). Considerato che i diritti dell'uomo non riguardano solo i diritti individuali ma anche i diritti collettivi economici, sociali e culturali, Pax Christi ritiene di non dover separare i due aspetti, in modo che le libertà politiche e civili, l'indipendenza e l'autonomia politica ed i diritti dei popoli ad una indipendenza sociale, culturale ed economica, maturino parallelamente. Da vari anni le sezioni nazionali di Pax Christi ed il movimento internazionale si interessano attivamente ai diritti dell'uomo, pubblicando rapporti ed organizzando azioni dirette a sostenere campagne di altre organizzazioni per i diritti dell'uomo. Alcuni esempi: le campagne contro l'apartheid del Sud Africa e il trattamento dei prigionieri politici nell'Irlanda del Nord; i gruppi di studio sul Medio Oriente e sull'Europa dell'Est; le azioni contro gli aiuti dell'Occidente ai regimi totalitari, ecc. Nel 1981-82 suscitò vasto interesse una missione organizzata da Pax Christi internazionale con altre organizzazioni cattoliche, in America Centrale. Pax Christi Italia recentemente, con altre associazioni quali Mani Tese, Nigrizia, Amani, ha dato vita alla "Campagna Sudan" per la difesa dei diritti umani delle popolazioni che abitano i monti Nuba. I viaggi in America Latina nel 1999 e 2000, in Guatemala e Salvador, hanno creato i presupposti per una collaborazione con l'Ufficio dei Diritti Umani delle Diocesi di Guatemala e Salvador e con il lavoro di alcuni aderenti al movimento che da anni operano là; a marzo 2002 è stato realizzato un viaggio di conoscenza e solidarietà in Chiapas. Assieme ai Beati costruttori di pace, collabora all'iniziativa "Liberiamo la pace" che ha compreso, tra l'altro, una marcia "Anch'io a Kisangani" nella Repubblica Democratica del Congo (2002) che continua l'impegno assunto lo scorso anno a Butembo con il Simposio per la Pace in Africa.

 

Attività giovanili ed estive

Le attività estive per i giovani hanno quale scopo principale quello di educare i giovani alla riconciliazione ed alla pace. La Route Internazionale è l'attività più importante realizzata da Pax Christi in questo ambito. Ogni estate circa 250 giovani si riuniscono in una determinata regione. Camminando a piccoli gruppi, scoprono il territorio; riflettono sui differenti problemi della pace, sui suoi aspetti sociali e spirituali, incontrano persone e gruppi locali, ne conoscono le esperienze. La notte sono ospitati nelle famiglie locali: ciò favorisce il dialogo con la popolazione. Nel corso degli anni, migliaia dì giovani si sono incontrati nelle Routes internazionali che spesso hanno contribuito enormemente alla crescita delle Sezioni di Pax Christi. Molte sezioni organizzano anche Routes regionali, come ad esempio la Sezione inglese e la irlandese, per favorire la comprensione e la stima fra ragazzi cattolici e protestanti nell'Irlanda del Nord.
In Italia il movimento ha organizzato importanti Convegni giovanili in collaborazione con la "Cittadella" di Assisi. Sono stati momenti di appassionato incontro e di formazione per migliaia di giovani che, in prima persona o attraverso la lettura degli atti pubblicati successivamente, hanno avuto un approccio diretto con i temi della pace e i suoi più validi testimoni. In questa linea Pax Christi Italia organizza ogni estate un campo di lavoro internazionale per giovani presso la Casa della Pace ad Impruneta (Firenze), dove al lavoro manuale per il restauro e la manutenzione della casa, si unisce l'incontro con testimoni privilegiati dei diversi aspetti in cui si coniuga il discorso della pace, in base al tema scelto per l'anno.
E' nata, infine, su Internet la Lista di Discussione dei giovani di Pax Christi, un forum permanente di dibattito e scambio di informazioni, che vede i giovani protagonisti.

 

PER CONCLUDERE

Riportiamo due pensieri di don Tonino Bello che, rispondendo ad alcune domande, ben riassunse, in modo semplice e intenso allo stesso tempo, l'impegno di Pax Christi e il significato che la costruzione della pace dovrebbe avere nella Chiesa.

  • Don Tonino per quale motivo lei consiglierebbe Pax Christi come luogo in cui vivere e approfondire l'esperienza cristiana?
    Perché mi sembra un Movimento di cerniera tra i grandi problemi teorici, come quello della pace, della giustizia, dei diritti umani, della qualità della vita... e le concrete comunità ecclesiali: parrocchie, gruppi, associazioni. Pax Christi si prefigge infatti, come compito essenziale, quello di sollecitare l'attenzione della Chiesa (dei Pastori ma anche della gente) sulla questione della pace, e far diventare questo problema non accessorio alle tematiche pastorali, ma fondamentale per esse. Perché la pace non è un merletto che si aggiunge all'impegno della Chiesa, bensì il filo che intesse l'intero ordito della sua pastorale.

  • Ma può bastare l'impegno nei riguardi della pace, per far sperimentare l'interezza dell'annuncio evangelico?
    La pace non è una delle mille "cose" che la Chiesa evangelizza. Non è uno scampolo del suo vasto assortimento. Non è un pezzo, tra i tanti, del suo repertorio. Ma è l'unico suo annuncio. È il solo brano che essa è abilitata a interpretare. Quando parla di pace, perciò, il suo messaggio è già esauriente. Se è vero, come dice san Paolo, che "Cristo è la nostra pace" (Ef 2,14), non c'è da temere che la Chiesa parzializzi l'annuncio evangelico, o trascuri altri aspetti dottrinali, o decurti l'ampiezza della rivelazione, parlando solo di pace. Anzi, per usare un'immagine, tutte le altre verità della Scrittura non sono che i colori dell'arcobaleno in cui si scompone l'unico raggio di sole: la pace.