LA STORIA
Pax Christi è un movimento internazionale per la pace, fondato nel 1945 per iniziativa
di Marthe Dortel-Claudot (francese, proveniente da una famiglia di alti ufficiali) cui subito assentì Mons.
Thèas (vescovo di Montauban, oppositore del nazismo, rinchiuso nel campo di concentramento di Compiègne
durante l'occupazione tedesca della Francia). Nasce come movimento di preghiera, riconciliazione e
coscientizzazione; Marthe, in un momento in cui in Francia non si pensava certo ad una riconciliazione
con la Germania, con la guerra ancora in corso, scrive nel suo quaderno spirituale il 23/12/44:
"All'improvviso sono stata assalita dall'angoscia, pensando a come dovevano sentirsi i cattolici tedeschi
preparandosi alle feste di Natale. Ho sentito il bisogno di offrire la mia comunione per la Germania e ho
capito che dobbiamo pregare per il rinnovamento morale e spirituale di questo Paese che ha patito 12 anni
di dominazione nazista"."Pax Christi, Crociata di preghiera per la Germania" è il primo nome del
movimento, orientato dunque a favorire la riconciliazione delle popolazioni francesi e tedesche. Nel corso
degli anni '40 e '50 (dopo aver cambiato nome nel '47 "Crociata di preghiera per le nazioni" e nel 50
"Pax Christi") alcuni centri del movimento furono fondati in Inghilterra, nel Belgio, nei Paesi Bassi,
in Austria, in Svizzera. Il Cardinale Feltin (arcivescovo di Bordeaux e poi cardinale arcivescovo di
Parigi) fu il primo presidente internazionale di Pax Christi e lasciò un programma-base composto da tre
linee maestre: preghiera, studio, azione, che tuttora costituisce l'ossatura dell'attività del movimento.
Verso la fine degli anni '50 e nel corso degli anni '60 il movimento si estese soprattutto nell'Europa
dell'Ovest, tra cui l'Italia. L'Enciclica "Pacem in Terris" di Giovanni XXIII (1963) segnò una svolta
nell'insegnamento della Chiesa e divenne punto di riferimento irrinunciabile di Pax Christi. Il papa
sviluppò in essa il tema della pace legandolo inscindibilmente a quello della giustizia e al rispetto
dei diritti dell'uomo; così lo riprese anche papa Paolo VI nella "Populorum Progressio" (1967) che lo
lesse nel contesto dello sviluppo dei popoli e della solidarietà mondiale. Questi documenti, come anche
la Costituzione conciliare "Gaudium et Spes" (1965), permisero una comprensione più approfondita del
tema della pace e della sua stretta relazione con le diverse urgenze sociali. Pax Christi attraversò poi
l'Atlantico e si diffuse negli Stati Uniti, giungendo infine in Australia. Attualmente il movimento ha
sezioni in 19 Paesi, gruppi associati in altri 7 e 10 organismi affiliati in tutto il mondo compresi
l'Europa Orientale e il Sud del Mondo. Pax Christi Internazionale ha per statuto la possibilità di
essere membri corrispondenti là dove le dittature impediscono di lavorare, così poterono diventare membri
corrispondenti le madri di Plaza de Mayo (Argentina) e in seguito Marianela Garcia Vilas (Salvador).
In Italia Pax Christi è una realtà lillipuziana sia perché fa parte della Rete Lilliput e della
Tavola della pace, sia perché è un movimento leggero dal punto di vista organizzativo, anche se diffuso
e reticolare, affidato a scelte personali e all'impegno dei "Punti Pace" (i gruppi); esso è sempre stato
povero di mezzi e, anzi, la ricerca di fondi che non ne frenino la libertà e la possibilità di farsi
conoscere è sempre stata tra i principali problemi del movimento.
Pax Christi Italia nacque nel 1954, per desiderio di Mons. Montini della Segreteria di Stato Vaticana;
il primo presidente fu Mons. Carlo Rossi, vescovo di Biella, che rimase in carica fino al 1959. Dal
1959 al 1968 presidente nazionale fu Mons. Mario Ismaele Castellano, arcivescovo di Siena a cui
successe Mons. Bettazzi. Nei primi anni l'impegno del movimento fu quello di "responsabilizzare i
cattolici italiani in crociate di preghiera per la pace nel mondo" e "...divulgare l'insegnamento
della Chiesa sulla Pace". L'impostazione iniziale fu dunque prevalentemente spirituale, rispecchiando
quella del Movimento internazionale; ma dopo la promulgazione della "Pacem in Terris" e l'avvento del
Concilio Vaticano Il, anche in Italia Pax Christi allargò il proprio campo di azione.
Nel 1968, quando Mons. Luigi Bettazzi (Vescovo di Ivrea) successe nella presidenza a Mons. Castellano,
anche Pax Christi era attraversata dal problema della contestazione. I giovani chiedevano un impegno più
concreto e profetico sui temi della pace. Fu del 31 dicembre 1968 la prima Marcia di Capodanno Sotto
il Monte-Bergamo (23 Km) dal titolo "La pace non è americana, come non è russa, romana o cinese; la
pace vera è Cristo" (padre Davide Turoldo), voluta per contestare il modo consumistico di iniziare
l'anno e per appoggiare l'impegno per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza. Da allora le
Marce della Pace diventeranno momenti di sensibilizzazione sui problemi urgenti della società civile
ed ecclesiale. Le marce vennero dedicate al tema della "Giornata Mondiale della Pace" istituita da papa
Paolo VI, per il primo giorno dell'anno, fin dal 1968. Così i temi scelti ogni anno dal Papa possono
considerarsi altrettanti capitoli di un trattato sistematico sulla pace, e le riflessioni di Pax Christi,
proposte durante la marcia di capodanno - sempre affollatissima, soprattutto di giovani - altrettante
applicazioni alle situazioni concrete emergenti nel contesto italiano e internazionale.
Negli anni 70 si iniziò uno studio più approfondito e una azione più decisa in favore dell'obiezione
di coscienza al servizio militare che, ricordiamolo, sino al 1972 era considerata un reato. Nel 1974
si inizia a discutere sul ruolo dei cappellani militari. Il problema è tuttora aperto.
La sezione italiana si impegna per il rispetto dei diritti umani in varie aree geografiche del mondo,
come l'America Latina e il Vietnam. Dopo l'assassinio di mons. Romero, il 24 marzo 1980, si realizzò
una missione in Centro America, alla quale per l'Italia partecipano mons. Bettazzi e Gianni Novello.
Alla pubblicazione del rapporto scoppiò una grande polemica; in seguto fu pubblicato anche il rapporto
sulla successiva missione ad Haiti.
Agli inizi degli anni '80 si prepara il manifesto sul disarmo che verrà presentato nel 1982 all'ONU da
mons. Helder Camara. Il movimento proseguì poi il suo cammino sulle "obiezioni" e a quelle già esistenti
si aggiunse l'obiezione alle spese militari.
Dal 1985, don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, fu presidente nazionale e leader carismatico non solo
di Pax Christi ma di tutto il movimento pacifista in Italia, fino al 1993, anno della sua morte.
E' del 1987 l'impegno contro l'installazione dei poligoni di tiro nelle Murge. Don Tonino invita i vescovi
della provincia di Bari a scrivere un documento su "Puglia arca di pace e non di guerra". Subito dopo
contro gli F16 di Gioia del Colle coinvolge tutta la Conferenza Episcopale Pugliese.
Per l'impegno di Pax Christi, che lo porta a toccare temi scottanti, don Tonino non sempre è capito dalla
Chiesa che anzi gli crea qualche problema. Un momento di grande solitudine per mons. Bello e mons.
Bettazzi fu la Guerra del Golfo del 1991, ma fu pure un momento di gratificazione per il coinvolgimento
di tanti gruppi e di tanta gente contro la guerra. Nel 1992 don Tonino Bello propose di andare come
nonviolenti a Sarajevo; e nonostante la ripresa della grave malattia che lo aveva colpito volle essere
presente.
Nel 1990-91 fu iniziata la sistemazione (con inaugurazione) della "Casa per la Pace" di Impruneta (FI) dove
nacque anche il "Centro Studi Economico e Sociale per la Pace".
Mons. Diego Bona, vescovo di Saluzzo, ne raccolse la ricca e pesante eredità nel
1994 e, coadiuvato da don Antonio Dell'Olio, quale Coordinatore nazionale, ha guidato il movimento alle
soglie del terzo millennio in un momento particolarmente difficile della storia dei movimenti pacifisti
e di solidarietà per la cosiddetta "caduta degli ideali", l'epoca cioè di sfiducia generalizzata verso
i grandi temi, che sta attraversando la nostra epoca. Tuttavia, non dimentichiamolo, "sebbene sia di
notte" lo Spirito non cessa di agire nella storia.
Pax Christi Internazionale ha due co-Presidenti: la statunitense Marie Dennis ed
il vescovo sudafricano Kevin Dowling, mentre Segretaria generale è l'haitiana
Claudette Antoine Werleigh
Il Presidente della sezione italiana è Mons. Giovanni Giudici, Vescovo di Pavia;
il Coordinatore nazionale è don Nandino Capovilla di Venezia.
SETTORI DI LAVORO
Educazione alla pace L'educazione alla pace è sempre stata un aspetto fondamentale del lavoro di Pax Christi.
Oggi l'educatore alla pace, ricorrendo ad un ampio ventaglio di modelli teorici e metodi pedagogici
(pensiamo al training nonviolento, al teatro dell'oppresso di Augusto Boal, alla pedagogia degli oppressi
di Paulo Freire, quella gandhiana, ecc.), si propone di trasmettere e stimolare comportamenti e conoscenze
che realizzino un'interazione nonviolenta ed assertiva con gli altri e l'ambiente. L'educazione alla
pace, con la diffusione di una cultura ed una prassi di pace, è oggi l'unica strada percorribile per la
crescita della persona e di una società solidale.
Per quanto riguarda la sezione italiana possiamo ricordare in questo ambito le numerose iniziative di
educazione alla nonviolenza organizzate dai Punti Pace (i gruppi di Pax Christi) nelle scuole, nelle
parrocchie con altre associazioni, ecc., le attività alla Casa per la Pace di Pax Christi che accoglie
gruppi ed offre, soprattutto nei mesi estivi, percorsi formativi; l'attività del Centro Studi
Economico-Sociali di Pax Christi, la rivista Mosaico di Pace, il sito internet e la mailing list, ecc.
Spiritualità della pace
Nel 1967 papa Paolo VI lanciò un appello per la prima Giornata Mondiale per la Pace,
da organizzarsi ogni anno il 1° gennaio. Da allora le Sezioni nazionali organizzano delle attività speciali
per fare della Giornata Mondiale della Pace una giornata di preghiera e di studio; alcune danno vita ad
una settimana per la pace, altre diffondono il messaggio del Papa attraverso loro pubblicazioni o con
documenti. Accanto a ciò le Sezioni gurdano con particolare attenzione al tema: "Chiesa e pace", essendo
la crescita della sensibilità ed impegno per la pace della Chiesa, uno degli obiettivi principali del
Movimento nel suo complesso.
Anche in Italia c'è sempre stata una gran disponibilità su questo tema. Coordinamenti interregionali e
Punti Pace hanno inviato lettere ed appelli ai Vescovi per sollecitare una pastorale per la pace. Appare
infelicemente significativo che proprio la Commissione "Giustizia e Pace" della C.E.I. sia stata soppressa
ed assorbita da quella sulla pastorale del lavoro.
Una menzione particolare va riservata all'impegno per la elaborazione di una teologia della pace, che vede
impegnati anche teologi italiani come Valentino Salvoldi, Gianni Mazzillo, Enrico Chiavacci, ecc. Una
riflessione che può forse essere riassunta con l'intento di mettere la pace al centro della vocazione
cristiana: il discepolo di Cristo è chiamato alla pace in forza del Battesimo, nell'esercizio della
profezia, sacerdozio e regalità che da questo sacramento discendono.
Parimenti la Parola di Dio, Parola liberatrice e pacificatrice, occupa uno spazio costante e crescente
nella vita del Movimento: è proprio il caso di dire che è urgente restituire la Parola alla pace, alla
quale forse è stata sottratta! Per troppo tempo, infatti, la lettura della Bibbia, in occidente, è stata
eccessivamente attenta all'individuo, "chiedendosi come pensare la fede ponendo al centro la persona con
le sue esigenze individuali, i suoi dubbi, i suoi problemi psicologici e i suoi cammini spirituali"
(F. Tenero). In Pax Christi si fa strada la volontà di farsi cassa di risonanza di una lettura, dono
delle chiese dei Paesi impoveriti, in particolare dell'America Latina, "vicina al mondo degli oppressi,
degli esclusi, e di coloro che non contano. Essa affronta il testo sacro interrogandosi sul come pensare
Dio e la sua presenza a partire dalle situazioni di ingiustizia e oppressione, come liberare la persona
partecipando al cambiamento delle strutture di peccato. Se la prima è più un ripensare la vita, la
seconda è più attenta a come ricostruire la vita" (F. Tenero): è la lettura popolare della Bibbia, fatta
a partire dalla storia di emarginazione e sofferenza del popolo per scoprire dapprima che Dio è
l'ispiratore e l'anima dei processi di liberazione che si stanno sviluppando nella storia, per poi
accogliere e fare strada a questa azione liberatrice.
Nonviolenza Pax Christi sin dalle origini si interessò all'azione e alla ricerca sulle alternative
nonviolente, essendo la creazione di un'alternativa nonviolenta vitale per uscire dal vicolo cieco
della difesa militare e per la diffusione di una prassi di cambiamento sociale. Oggi quasi tutte le
Sezioni lavorano sulla nonviolenza, organizzando o partecipando alle azioni nonviolente popolari, o
incoraggiando le ricerche e le pubblicazioni in merito. Alcune Sezioni si interessano della teoria
ed esaminano come la resistenza civile e la rivoluzione nonviolenta possano essere sviluppate come
alternative alla violenza e alla repressione. Altre approfondiscono la difesa civile, un tema più
specializzato e più scientifico. Ma non bisogna dimenticare l'interesse suscitato da digiuni, ore di
silenzio, azioni dirette nonviolente (nostre presenze ci sono state contro la Mostra Navale Bellica
a Genova, contro l'Esposizione Armiera EXA di Brescia in tutte le sue edizioni fino all'ultima del
2000, contro i Tornado a Piacenza).
Disarmo e sicurezza L'impegno delle Sezioni in tema di disarmo portò alla stesura del "Manifesto sul
Disarmo", approvato durante il Consiglio Internazionale di Stoccarda nel maggio 1982. Il Manifesto
venne presentato e distribuito alle Nazioni Unite per la II sessione dell'Assemblea sul Disarmo
(giugno 1982), durante la quale Mons. Helder Camara, in rappresentanza del Sud del Mondo e a nome
di Pax Christi, fece un importante intervento in cui, tra l'altro, si chiedeva l'abolizione del diritto
di veto.
Su questi temi Pax Christi ha organizzato importanti seminari sulla pace e sugli armamenti -nel 1980,
nel 1981, nel 1982, e nel 1985- in accordo con l'Istituto di Scienze Economiche dell'Università Cattolica
del S. Cuore di Milano.
Il movimento ha sempre sviluppato un impegno prioritario contro la produzione ed il commercio delle armi,
anche in collaborazione con altri movimenti raccolti negli anni '80 nel cartello "Contro i mercanti di
morte", che contribuì ad ottenere la legge 185/90 "Nuove norme sul controllo dell'esportazione,
importazione e transito dei materiali di armamento". L'attualità di
tale problematica è chiaramente indicata dal fatto che è al presente in discussione in Parlamento un
disegno di legge che comporta pericolosi e preoccupanti emendamenti alla legge n. 185/90.
Per quanto si inserisca nell'ottica dell'integrazione dell'industria europea degli armamenti, le modifiche
introdotte possono infatti avere conseguenze sulla trasparenza e il controllo del commercio delle armi.
Il risultato è che una parte significativa delle esportazioni di materiale di armamento semplicemente
scomparirà dalle possibilità di controllo degli organi parlamentari, della stampa e dell'opinione pubblica.
Est europeo Pax Christi negli anni della "guerra fredda" ha sentito la preoccupazione di impegnarsi
per un lavoro di riconciliazione fra i due blocchi dell'Est e dell'Ovest, cercando di stabilire dei
contatti particolarmente con i cristiani dell'Europa dell'Est. In questo spirito stabilì relazioni con
la Chiesa Russa con la quale affrontò problemi molto importanti come: la condanna della corsa agli
armamenti, l'invasione dell'Afganistan da parte dell'U.R.S.S. e una profonda riflessione sulle violazioni
dei diritti dell'uomo.
Vari contatti si attuarono con dissidenti e gruppi di contestazione; Pax Christi non esitò mai a protestare
vivamente e pubblicamente per la violazione dei diritti fondamentali dell'uomo, nei Paesi dell'Est
europeo. Il lavoro fatto dalla Commissione di Pax Christi per molti anni, ha portato, dopo la caduta
dei regimi dell'Est, ad attivare delle sezioni nazionali del Movimento in quelle che erano la
Cecoslovacchia e la Polonia.
Più recentemente Pax Christi ha unito la sua voce a quella di molte altre associazioni e organismi
contro il conflitto in Kossovo, regione già da anni seguita dal movimento per le sue scelte profetiche di
resistenza non violenta. Per la guerra in Cecenia, Pax Christi si e' schierata tra i pochissimi che
hanno assunto una posizione critica, ignorati dai media internazionali.
Nord-Sud e diritti umani Il rapporto Nord-Sud del mondo può essere affrontato sotto angolature diverse:
immigrazione-razzismo; relazioni culturali Nord-Sud; situazione geopolitica; aspetti economici Nord-Sud;
il commercio delle armi; la Chiesa. Già solo dall'elenco degli argomenti balza evidente come il rapporto
con il cosiddetto "Terzo Mondo" sia complesso e come sia assurdo parlare di pace e di disarmo senza porre
una viva attenzione ai diritti umani dei Paesi del Terzo Mondo, al diritto alla loro sopravvivenza e al
loro sviluppo. Esiste infatti uno stretto legame fra la pace, la giustizia ed il rispetto per i diritti
umani; senza giustizia e rispetto per l'umanità non può esserci pace, come tanto spesso ricorda lo stesso
Papa, facendo eco alla Parola di Dio: "Effetto della giustizia sarà la pace e il frutto del diritto sarà
sicurezza e tranquillità perpetua" (Is 32,17).
Considerato che i diritti dell'uomo non riguardano solo i diritti individuali ma anche i diritti
collettivi economici, sociali e culturali, Pax Christi ritiene di non dover separare i due aspetti,
in modo che le libertà politiche e civili, l'indipendenza e l'autonomia politica ed i diritti dei popoli
ad una indipendenza sociale, culturale ed economica, maturino parallelamente. Da vari anni le sezioni
nazionali di Pax Christi ed il movimento internazionale si interessano attivamente ai diritti dell'uomo,
pubblicando rapporti ed organizzando azioni dirette a sostenere campagne di altre organizzazioni per i
diritti dell'uomo. Alcuni esempi: le campagne contro l'apartheid del Sud Africa e il trattamento dei
prigionieri politici nell'Irlanda del Nord; i gruppi di studio sul Medio Oriente e sull'Europa dell'Est;
le azioni contro gli aiuti dell'Occidente ai regimi totalitari, ecc.
Nel 1981-82 suscitò vasto interesse una missione organizzata da Pax Christi internazionale con altre
organizzazioni cattoliche, in America Centrale. Pax Christi Italia recentemente, con altre associazioni
quali Mani Tese, Nigrizia, Amani, ha dato vita alla "Campagna Sudan" per la difesa dei diritti umani
delle popolazioni che abitano i monti Nuba. I viaggi in America Latina nel 1999 e 2000, in Guatemala
e Salvador, hanno creato i presupposti per una collaborazione con l'Ufficio dei Diritti Umani delle
Diocesi di Guatemala e Salvador e con il lavoro di alcuni aderenti al movimento che da anni operano
là; a marzo 2002 è stato realizzato un viaggio di conoscenza e solidarietà in Chiapas. Assieme ai Beati
costruttori di pace, collabora all'iniziativa "Liberiamo la pace" che ha compreso, tra l'altro, una
marcia "Anch'io a Kisangani" nella Repubblica Democratica del Congo (2002) che continua
l'impegno assunto lo scorso anno a Butembo con il Simposio per la Pace in Africa.
Attività giovanili ed estive Le attività estive per i giovani hanno quale scopo principale quello di educare i
giovani alla riconciliazione ed alla pace. La Route Internazionale è l'attività più importante
realizzata da Pax Christi in questo ambito. Ogni estate circa 250 giovani si riuniscono in una
determinata regione. Camminando a piccoli gruppi, scoprono il territorio; riflettono sui differenti
problemi della pace, sui suoi aspetti sociali e spirituali, incontrano persone e gruppi locali, ne
conoscono le esperienze. La notte sono ospitati nelle famiglie locali: ciò favorisce il dialogo con la
popolazione. Nel corso degli anni, migliaia dì giovani si sono incontrati nelle Routes internazionali
che spesso hanno contribuito enormemente alla crescita delle Sezioni di Pax Christi. Molte sezioni
organizzano anche Routes regionali, come ad esempio la Sezione inglese e la irlandese, per favorire la
comprensione e la stima fra ragazzi cattolici e protestanti nell'Irlanda del Nord.
PER CONCLUDERE
Riportiamo due pensieri di don Tonino Bello che, rispondendo ad alcune domande, ben
riassunse, in modo semplice e intenso allo stesso tempo, l'impegno di Pax Christi e il significato che la
costruzione della pace dovrebbe avere nella Chiesa.
Don Tonino per quale motivo lei consiglierebbe Pax Christi come luogo in cui vivere e approfondire
l'esperienza cristiana?
Ma può bastare l'impegno nei riguardi della pace, per far sperimentare l'interezza dell'annuncio
evangelico?
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