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LA SEDE DI PAX CHRISTI A NAPOLI
La nostra sede è costituita dall'antica piccola Chiesa dell'Arciconfraternita di san Bonaventura, nella quale abbiamo realizzato la Cappella della Pace, e dall'annesso locale utilizzato per le riunioni e come Centro di Documentazione sulla Pace.
La Cappella della Pace è a disposizione, previa prenotazione, di parrocchie, gruppi, associazioni e religiosi per iniziative di pace a carattere spirituale e celebrazioni liturgiche. Il Centro di Documentazione sulla Pace comprende numerose pubblicazioni e materiale audiovisivo; tutti vi possono accedere, previo appuntamento, per finalità educative, di studio e ricerca.
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La sede di Pax Christi-Napoli, Chiesa dell'Arciconfraternita di San Bonaventura, da alcuni anni è inclusa nel programma ufficiale del "Maggio dei Monumenti" organizzato dal Comune di Napoli.
SHALOM, SALAAM |
Nota storico-artistica sulla Chiesa di San Bonaventura
In via San Giovanni Maggiore Pignatelli, originario cardo della Napoli greco-romana, sorge la Chiesa di San Bonaventura, già sede dell'antica omonima confraternita francescana. La cappella, di età angioina, era inizialmente dedicata a San Ludovico di Tolosa, fratello di re Roberto d'Angiò, e non può escludersi che sia stato lo stesso re a fondarla, in memoria del fratello. L'impianto dell'edificio è assai singolare in quanto costituisce, secondo Roberto Pane, l'unico esempio di struttura ogivale trecentesca con due ambienti sovrapposti. Quello superiore, oggi occupato da una palestra di una scuola privata, è stato alterato e i costoloni delle volte sono stati scalpellati. L'erezione di questa piccola chiesa si deve quindi inserire in quel clima di fervore religioso che caratterizzò il regno di Roberto d'Angiò (1309-1343) che come suo padre Carlo II si fece promotore e protettore del francescanesimo a Napoli.
Il suo guelfismo moderato e la sua sostanziale autonomia dalla chiesa di Avignone si affermarono soprattutto a proposito del contrasto tra papa Giovanni XXII e i Francescani spirituali i quali godevano anche della protezione della regina Sancha, seconda moglie di Roberto. Sollecitato da Sancha, Roberto fece costruire il monastero e la chiesa di Santa Chiara, sotto la direzione dell'architetto Gagliardo Primario tra il 1310 e il 1328. In questa atmosfera si colloca quindi la nascita di questa piccola cappella, significativamente a ridosso della grande insula conventuale di Santa Chiara. Ludovico di Tolosa santo titolare della chiesa, nel 1294 prese gli ordini, rinunciando così alla successione dinastica e stringendo contatti con Pietro Olivi ideologo del movimento spirituale. Nel 1296, allorchè gli venne concesso l'arcivescovado di Tolosa, Ludovico chiese a papa Bonifacio VIII di prendere contemporaneamente il saio francescano e il papa glielo consentì, a condizione di pronunciare i voti segretamente, mentre solo tempo dopo poté ripetere i voti pubblicamente. Egli aderì pienamente alle dottrine pauperistiche della parte spirituale e intensificò i suoi costumi di povertà, ed è significativo che papa Bonifacio VIII si rifiutò di avviare il processo di beatificazione di Ludovico, proclamato santo nel 1317 da Giovanni XXII. Nel XVII secolo nella cappella si stabilì la confraternita di San Bonaventura, formata da cittadini benestanti, mercanti e Capi d'arte, costituitasi nel 1607 con la finalità di seguire le orme del francescanesimo.
Prima sede dell'arciconfraternita fu l'attuale chiesa dell' Ecce Homo in Largo S. Maria dell'Aiuto, nel 1671 il sodalizio si insediò nella chiesetta del SS. Salvatore in piazza Larga della Loggia, per poi trovare sede stabile nella nostra cappella dopo aver acquistato il diritto di patronato dalla famiglia Carafa. Nell'ambiente di proporzioni contenute spicca la bella pala sull'altare maggiore, raffigurante la Madonna tra Angeli e i Santi Francesco, Bonaventura e Ludovico d'Angiò; è assegnata alla bottega di Fabrizio Santafede, attivo dalla fine degli anni settanta del Cinquecento al 1625, che aprì il suo linguaggio controriformato alle suggestioni del caravaggismo. Altri motivi di interesse sono costituiti da un elemento di un polittico cinquecentesco raffigurante San Francesco che riceve le stimmate, e dalla tela con il Cristo Crocifisso che è una rielaborazione da un nobile modello, il crocifisso che Michelangelo eseguì per Vittoria Colonna, un disegno che ebbe una grande influenza sui michelangioleschi del Cinquecento, ispirando tra l'altro la Crocifissione di Marco Pino nella chiesa dei Santi Severino e Sossio a Napoli. Nel 1778 furono eseguiti dei rifacimenti che alterarono l'aspetto originario della cappella, a quest'epoca deve riferirsi il bel pavimento maiolicato. |